I rossi del senese

I rossi senesi

Non solo chiese e palazzi: a Siena trovate alcuni dei vini rossi più celebri al mondo…

Territorio di vigneti e di grandi etichette apprezzate nel mondo, Siena è una provincia che ha le produzioni vitivinicole di altissima qualità nel proprio DNA, nella storia scritta dagli uomini e dalle donne che nel corso dei secoli hanno “affinato” conoscenze, tecniche, con lungimirante visione, innovazione e promozione territoriale.

Non sono casuali le cinque DOCG (Denominazione di origine controllata e garantita) e le numerose DOC (Denominazione di origine controllata) presenti in provincia di Siena: non c’è praticamente lembo di terra che non sia “certificato” partendo dal Chianti Classico, passando per San Gimignano, fino a Montalcino e Montepulciano.

Nomi di cittadine storiche, che devono al prodotto principe parte della loro notorietà internazionale.

Brunello, Nobile e Chianti Classico sono tre eccellenze che pochi altri territori possono vantare; a cui vanno aggiunte le rampanti produzioni, senesissime, di Chianti Colli Senesi, Orciae il Grance Senesi; senza dimenticare i grandi rossi, dal Rosso di Montalcinoe di Montepulciano, i vinsanti, le produzioni vitivinicole della Valdarbia e della Valdichiana.

Quella di Siena è la prima provincia Toscana in fatto di produzione (oltre 1 milione di ettolitri) di cui circa il 90% di rosso; con una superficie vitata di circa 22 mila ettari pari al 33% della superficie vitata toscana. Vino è turismo, storia e cultura a Siena.

Non a caso la coltivazione della vite in Toscana è una pratica presente da oltre due millenni, già ai tempi degli etruschi. Da almeno ottocento anni è parte integrante del paesaggio senese: merito di terreni e condizioni geo-climatiche particolarmente favorevoli, ma soprattutto merito di uomini che in una metaforica catena mai interrotta di esperienze e conoscenze hanno tramandato la produzione di uno degli alimenti che maggiormente caratterizza oggi il made in Italy: il vino.

Chianti, Brunello, Nobile, Colli Senesi, sono, infatti, conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo da secoli. E negli ultimi centocinquant’anni hanno raggiunto ogni angolo della terra.

Già Dante nella Divina Commedia scrive quanto fosse buona e apprezzata la Vernaccia di San Gimignano (vino bianco in questo caso), così come Giovanni Boccaccio nel suo Decamerone inserisce il vino tra i rimedi che il bandito Ghino di Tacco usa per far guarire l’abate di Cluny, suo prigioniero e malato di gastrite. È poi il poeta umanista Angelo Poliziano a cantare nel XV secolo le lodi del Nobile, uno dei vini preferiti dall’illuminista francese Voltaire.

Mentre sicuramente un gran bevitore di vino Chianti era il senese Cecco Angiolieri che al dado e alle femmine accompagnava la frequentazione della “taberna” o di uno dei diciannove vignaioli presenti a quel tempo nella città di Siena.

E proprio in una di queste “taberne”, che ormai si chiamano “vinai”, vi consigliamo di fare una sosta se vi trovate a Siena: qui scoprirete una tradizione lunga secoli fatta di buon vino, magari un tagliere di eccelleze norcine del territorio, qualche stornello cantato sul far della sera dagli avventori. Un sorso di rossa e autentica senesità.

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